Rieducazione funzionale

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IMG_5684Viene effettuata, in genere, inizialmente in maniera passiva e poi attiva. È indispensabile in caso di interventi chirurgici a carattere ortopedico, sia come preparazione ad esso che, in seguito, come riabilitazione. Essa risulta inoltre determinante nel trattamento delle patologie a carattere neuro-motorio.
Oltre che per scopi terapeutici, la rieducazione motoria sta giustamente assumendo un ruolo sempre più importante in campo preventivo e sportivo. Ricordiamo che lo stile di vita attuale (sedentarietà, stress, habitat e superfici artificiali) porta a una perdita di coscienza del proprio corpo (dispercezione corporea) con conseguente perdita di abilità motorie, alterazioni posturali e quindi, in ultima analisi, di salute psico-fisica.

La propriocezione è un processo inconscio di percezione della posizione delle articolazioni nello spazio.
Attraverso i recettori nervosi localizzati nei muscoli, nelle articolazioni e nei legamenti, in risposta a stimoli esterni viene elaborato e poi inviato un messaggio di ritorno al muscolo interessato, per aggiustare la sua lunghezza in base all’attività che si sta svolgendo.
Questa, dopo un infortunio, può risultare alterata; è quindi possibile che venga intaccata la capacità del nostro corpo di autoproteggersi. Per questo motivo è molto importante recuperare la propriocezione attraverso esercizi specifici.
Esistono diversi esercizi per il recupero della propriocezione dopo un infortunio. Questi si dividono in esercizi di equilibrio statico ed esercizi di equilibrio dinamico:
• Esercizi di equilibrio statico: esercizi di propriocezione su superfici stabili, esercizi di propriocezione su superfici instabili (tavolette propriocettive, tappeti elastici, ecc.) ed esercizi di propriocezione con la palla.
• Esercizi di equilibrio dinamico: una volta recuperata la propriocezione, il paziente potrà  eseguire movimenti laterali, camminare su superfici regolari e camminare su superfici irregolari.

L’isocinetica è una metodica utilizzata nella riabilitazione motoria, nella riatletizzazione, nel potenziamento muscolare e nella valutazione funzionale del paziente.
Si basa sull’utilizzo di specifiche attrezzature computerizzate che hanno la capacità di mantenere una velocità angolare costante e controllata nell’arco del movimento.
Si tratta di un esercizio efficiente e sicuro, in quanto il paziente incontra una resistenza appropriata, uguale alla forza applicata.
La metodica, mediante sofisticati sensori e software dedicati, permette anche di misurare in modo molto preciso la forza espressa da un gruppo muscolare a velocità angolare costante, e quindi di monitorare il pre e il post ricondizionamento valutando oggettivamente i miglioramenti raggiunti. L’isocinetica è utile nei casi di ipotonotrofia (riduzione) muscolare degli arti superiori e inferiori da patologia ortopedica-traumatologica e post-chirurgica.

Si tratta dell’ultima parte del percorso di recupero funzionale di un atleta da un infortunio. Mentre in passato si faceva coincidere il ritorno all’attività agonistica col termine della fase di riabilitazione, le moderne conoscenze nell’ambito delle scienze motorie hanno imposto di programmare ed attuare un periodo di riatletizzazione prima del ritorno incondizionato all’attività agonistica per lo sportivo.
Questi, infatti, necessita non solo di recuperare le funzionalità lese con l’infortunio, obiettivo del precedente percorso riabilitativo (fisioterapico), ma anche la gestualità sport-specifica e le capacità condizionali adeguate al livello competitivo di appartenenza.

La mobilizzazione passiva continua è il principio riabilitativo. I dispositivi medici che sfruttano questo principio, sono chiamati apparecchiature per la mobilizzazione passiva (CPM).
In Italia queste apparecchiature vengono chiamate Kinetec, dal nome del primo e più grande produttore di apparecchiature per la mobilizzazione passiva.
La rigidità conseguente ad un intervento chirurgico o ad un infortunio ad un’articolazione si sviluppa progressivamente in quattro stadi: sanguinamento, edema, tessuto di granulazione e fibrosi.
La mobilizzazione passiva continua (Kinetec) applicata correttamente durante i primi due stadi della rigidità articolare agisce drenando il sangue ed il fluido edematoso fuori dall’articolazione e dai tessuti periarticolari, mantendo una normale compliance dei tessuti periarticolari.
Perciò la mobilizzazione passiva continua (Kinetec) è efficace nel prevenire la rigidità articolare se applicata all’articolazione immediatamente dopo l’intervento chirurgico e continuata fino a che l’edema, che limiterebbe il completo movimento dell’articolazione, non si sviluppa più.
Questo concetto è stato applicato con successo nella riabilitazione del ginocchio.

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